Svezzamento tradizionale vs autosvezzamento

Ricordo quando a Gennaio 2016 sentii la pediatra dire durante un controllo di routine “Ok signora, tutto procede per il meglio, adesso possiamo iniziare lo svezzamento di suo figlio”. Mi scrisse sul suo ricettario come preparare il brodino vegetale, le quantità della prima pappa, la quantità di omogenizzato o la quantità corrispondente di alimenti freschi, i cucchiaini di olio e parmigiano che avrei dovuto aggiungere. Uscita dal suo studio passai in farmacia e comprai la misteriosa crema di riso e la famigerata crema di mais e tapioca. Tornata a casa iniziai ad armeggiare tra carota, patata e zucchina (che non era di stagione ma avevo quelle dell’orto della mamma congelate a suo tempo), i 200 g di brodo vegetale che avrei dovuto mescolare ai due cucchiai di crema di riso, il cucchiaino di olio, il cucchiaino di parmigiano. Detta così sembra facile, ma ricordo che disastro la mia cucina! Per non parlare del mio piccolo cucciolo urlante che quel giorno non era proprio dell’umore adatto per iniziare questo famigerato svezzamento. Infatti fece la sua bella poppata al seno e si addormentò come un angelo! La sua prima crema di riso la mangiai io per non buttare tutta quella fatica nel secchio!

Devo ammettere che ero anche “in ritardo” rispetto alle altre mamme sulla tabella di marcia dello svezzamento! C’erano mamme che a sei mesi davano già pappe complete sia a pranzo che a cena ai loro cuccioli, io invece su questo ero stata ferrea: se l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento esclusivo al seno fino a 6 mesi un motivo ci deve pur essere!
Tuttavia le prime pappe di Valerio furono condivise con il resto della famiglia, lui dopo qualche cucchiaio di quella crema si stancava e comunque faceva la sua bella poppata al seno prima di addormentarsi! Come gli piaceva invece giocare con le sue manine a prendere i piccoli pezzetti di pesce o di carne o di carota o di patata!
A sette mesi ho iniziato pertanto ad introdurre delle consistenze più solide, cercando di rendere i suoi pasti e i mie pasti il più simili possibili! Pertanto c’era il giorno in cui si mangiava tutti insieme l’orzo con il merluzzo e le carote oppure la pasta con il pollo e le zucchine! Ricordo che era inverno, pertanto abbiamo mangiato moltissimi risotti con la zucca o con il radicchio! Per non parlare delle uova, lui è sempre andato matto per le frittate con verdure! Comunque devo dire che il suo pranzo era ancora una piccola “finestra” nella sua giornata alimentare scandita da numerose poppate! Ad esempio ho iniziato ad introdurre la cena solamente dopo gli 8 mesi e fino ai 12 mesi ho ritenuto che la base della sua alimentazione dovesse essere il latte materno, tutto il resto era di contorno!

Ero già una biologa nutrizionista all’epoca, ma ero anche una mamma inesperta alle prese con il suo primo bambino (mi capite care mamme vero?). Come professionista ho iniziato a studiare lo svezzamento insieme a mio figlio, anzi è stato lui a “insegnare” qualcosa a me: ad esempio mi ha insegnato la differenza tra proporre ed imporre il cibo, mi ha insegnato che lui voleva mangiare tutto ciò che aveva già assaggiato quando era dentro la mia pancia o attraverso il mio latte (e creme di riso o mais tapioca non rientravano di certo nella mia alimentazione quotidiana). Ho capito che c’era un altro modo per introdurre cibo solido e iniziare a costruire un rapporto “sano” ed equilibrato con il cibo! Questa strada alternativa si chiama AUTOSVEZZAMENTO! Su internet troverete moltissimi pareri, alcuni più autorevoli, altri meno, su questa modalità di svezzare i bambini. In pochissime parole, cosa vuol dire autosvezzamento? Vuol dire che il bambino mangia gli stessi alimenti e le stesse pietanze che mangiano i genitori a tavola. Significa non differenziare il pasto del bambino dal pasto dei genitori: tutti mangiano le stesse cose cucinate allo stesso modo!
ATTENZIONE CARI GENITORI che vi avvicinate a questo tipo di alimentazione, devo subito farvi una piccola raccomandazione! I vostri pasti ed il vostro modo di cucinare devono essere sani ed equilibrati! Se decidete di autosvezzare vostro figlio, non potete presentare a tavola hamburger e patatine fritte, mentre il giorno successivo frittura di pesce o wurstel alla griglia! Fate attenzione perché i bambini a sei mesi non hanno ancora un sistema intestinale maturo, pertanto le pietanze dovranno essere cucinate in un determinato modo così come dovrete porre molta attenzione alle materie prime che utilizzerete in cucina!

Le regole valide per gli adulti sono valide anche per i bambini:
– 2-3 porzioni di pesce alla settimana, preferibilmente mediterraneo e pescato, non di allevamento intensivo. Per questo motivo eviterei tonno, salmone e pesce spada, grossi pesci predatori molto ricchi di metalli pesanti;
– 2-3 porzioni di carne alla settimana, preferibilmente bianca! Anche qui fate attenzione a non acquistare carne da allevamenti intensivi, certamente più economica ma meno ricca di sostante nutritive importanti;
– 2-3 porzioni di legumi. Attenzione ai legumi nei bambini che non hanno un intestino ancora “allenato” a ricevere una grande quantità di fibra, in particolare possono creare dei problemi le bucce dei legumi! Ad esempio all’inizio dello svezzamento preparavo delle belle minestre di lenticchie rosse decorticate (quelle umbre sono fantastiche) o di ceci decorticati! I fagioli li passavo al setaccio (non frullati perché le bucce rimangono comunque) per togliere la buccia, soprattutto i primi mesi!
– Latticini: discorso molto delicato! Io suggerisco di offrire al bambino dei latticini di qualità, ad esempio una ricotta biologica di pecora o capra e perché no, anche di bufala (i bambini la amano per il suo sapore dolce)! Un’idea per tutta la famiglia è ad esempio la pasta o il riso mantecato con la ricotta (ad esempio riso integrale con zucca e ricotta). Per il discorso latte preferirei rimandare ad un altro articolo, data la complessità dell’argomento! A livello di porzioni, cerchiamo di non superare 1-2 porzioni di latticini freschi a settimana! Un altro latticino assolutamente valido è lo yogurt a merenda. Come sceglierlo? Semplice: intero, biologico e bianco! Aggiungete voi un cucchiaino di crema di mandorle o qualche pezzettino di frutta fresca per dolcificarlo in maniera naturale;

– Cereali, pasta e riso: variare sempre il tipo di cereale. Ad esempio riso, farro, orzo, cous cous, quinoa sono di piccole dimensioni e potrebbero andar benissimo per la fase iniziale dello svezzamento! Valutare se il bambino digerisce bene questi cereali che in realtà apportano molte più fibre rispetto alla classica pasta o pastina! Per variare si potrebbe proporre pasta di grano duro (ottima la Senatore Cappelli) oppure della pasta di farro;
– Un capitolo a parte merita il famoso “prosciutto cotto”. Così come vale per noi adulti, anche i bambini dovrebbero mangiare saltuariamente questo tipo di carne rossa processata. Inoltre bisognerebbe scegliere questo tipo di prodotto solamente di “alta qualità”, per via dell’assenza di nitriti e nitrati. Con che frequenza si può dare prosciutto cotto ai bambini? Vi rispondo con molta sincerità: il meno possibile! Possiamo lasciare questo tipo di prodotto solo quando si ha estremamente fretta di mettere qualcosa in tavola, tuttavia non è un alimento da mettere quotidianamente sulle nostre tavole, anzi! Se proprio devo darvi una frequenza sul consumo di questo alimento posso dirvi: una volta ogni 15 giorni (state pensando che sono esagerata vero? Purtroppo vi ripeto, è un tipo di carne processata, pertanto da limitare il più possibile).

Quindi cari genitori che decidete di svezzare vostro figlio senza rispettare la tabella di marcia imposta dal vostro pediatra (ma col quale dovrete confrontarvi per monitorare come sta crescendo vostro figlio), come capire se vostro figlio è pronto ad essere svezzato?
I segnali sono 3:
 Il bambino sa stare seduto da solo;
 Il bambino ha perso il riflesso di estrusione;
 Il bambino mostra interesse verso il cibo ed ha sufficiente coordinazione occhi-mano-bocca per cominciare a nutrirsi da solo.

Nei decenni passati era pratica comune, riconosciuta come valida e supportata sia dai pediatri che dalle proposte dell’industria, che lo svezzamento dei bambini iniziasse invece attorno ai 3-4 mesi se non prima, ma a questa età i segnali di cui sopra non ci sono e il bambino non è ancora in grado di fare il movimento della masticazione. In altre parole, potendo solo succhiare il cibo dal cucchiaino come farebbe con il latte dal seno, può assumere solo consistenze semi/liquide. Inoltre, cominciando molto presto si presentava la necessità di utilizzare alimenti “adattati” non solo per un problema di consistenza del cibo ma anche perché l’apparato digerente del bambino poteva non essere pronto, e per questi motivi le pappe rappresentavano un passaggio obbligato. Le raccomandazioni internazionali oggi indicano invece di allattare i bambini a richiesta per i primi 6 mesi di vita così da assicurare, tra le altre cose, che il bambino abbia sviluppato le capacità psicomotorie necessarie e dimostri un interesse attivo verso il mondo esterno e di conseguenza anche verso il cibo.
Come attuare nella pratica l’autosvezzamento? Esistono pericoli? E se si “strozza”? Con quali cibi è meglio iniziare? Vi dirò tutto nel prossimo articolo!

ATTENZIONE. Le informazioni presenti in questo articolo non si sostituiscono al parere del medico.

Per saperne di più e per confrontarsi con le altre mamme: https://www.autosvezzamento.it/

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