Autosvezzare: GUIDA PRATICA PARTE 2

Continuiamo il meraviglioso viaggio nel mondo dell’autosvezzamento. Avrete sicuramente già letto il precedente articolo (se non l’avete già fatto, eccolo qui) e capito le principali differenze tra svezzamento tradizionale ed autosvezzamento.

A mio modesto parere (e per esperienza personale), lo svezzamento tradizionale presenta un paio di svantaggi:

  1. Il bambino non distingue i sapori, i colori e le consistenze (tutto viene frullato nella pappa);
  2. Il bambino si abitua ad essere imboccato;Alt="svezzamento naturale"
  3.  La preparazione della “ricetta del pediatra con 1 carotina, 1 patata, 1 zucchina da bollire a fuoco basso per 40 minuti, poi filtrare il brodo, raccogliere 200 ml (non uno di più non uno di meno eh…), aggiungere i 20/30 g di crema di riso, poi un cucchiaino di parmigiano (a pensare che nel primo anno di vita non dovrebbe essere aggiunto sale), poi 5 g di olio extravergine d’oliva e infine 20 g di liofilizzato” POTREBBE MANDARE FUORI DI TESTA anche la mamma più paziente e scrupolosa. Nella mia esperienza di mamma, ho provato a “seguire questa ricetta” (ve ne avevo già parlato qui), per poi mangiarmela tutta io o farla finire nella spazzatura. Valerio è sempre stato un bambino molto impaziente, capriccioso, facilmente irritabile, non mi ha dato tregua per tutto il suo primo anno di vita. Pertanto stare lì a preparare la pappa perfetta non era consentito. Troppo tempo, troppe minuzie, troppi pesi, troppi grammi. Insomma, le premesse avevano fatto capire che di svezzamento tradizionale non era proprio aria!

Vediamo adesso nel dettaglio cosa bisognerebbe sapere sull’autosvezzamento prima di procedere:

  • L’autosvezzamento è una modalità dinamica di approccio al cibo: il bambino impara colori, consistenze, sapori e metodi di masticazione
  • Il bambino non viene imboccato: “gioca” con il cibo (lo manipola, lo porta alla bocca in autonomia). Potrebbe essere utile dare al piccolo un cucchiaino in legno qualche settimana prima di iniziare, in modo tale da familiarizzare con “i futuri” strumenti del mestiere;Alt="autosvezzamento"
  • Lo svezzamento viene inteso come un momento di conoscenza del mondo:
    – Deve essere guidato e non imposto dai genitori
    – E’ fondamentale che si tenga sempre bene a mente che il bambino non sa cosa sia il cibo, lo deve scoprire
    – Si assecondano i suoi tempi, NON i suoi gusti (un bambino di soli sei mesi non ha “gusti”, fino a quel momento avrà solo assaggiato il latte). Nell’articolo precedente vi avevo detto che non è corretto che il bimbo “rubi cibo dal piatto” dei genitori. Questo non dovrebbe accadere perché fino al primo anno di vita, l’alimentazione del bambino dovrebbe essere priva di zuccheri aggiunti e sale. Pertanto, va assolutamente bene che tutti mangino le stesse cose in tavola, ma ognuno deve condire il proprio piatto singolarmente a tavola, proprio perché il piccolo non dovrebbe mangiare né salato né zuccherato.

COSA VI ASPETTATE CARE MAMME? Se pensate che in vostro bimbo ingurgiterà famelico la prima carota bollita che gli proporrete vi sbagliate di grosso. Fondamentalmente avrete il caos: sporco per terra e sul tavolo, bambino che non mangia ma mastica e sputacchia (o vomita), disinteresse totale verso il cibo inteso come nutrimento (magari si limiterà a girarla tra le mani senza capire precisamente cosa dovrebbe fare).

LA GIUSTA PREMESSA è che comunque i genitori seguano un’alimentazione sana, CONSAPEVOLE ed equilibrata! Le pietanze devono essere cucinate con materie prime di qualità, a Km 0 e/o biologiche. Ad esempio prodotti industriali (leggi “bastoncini di pesce), confezionati, salumi (no neanche il prosciutto cotto, in questo articolo avevo spiegato il perché) NON DEVONO ESSERCI SULLA TAVOLA DEL BAMBINO DURANTE LO SVEZZAMENTO (e preferibilmente neanche dopo). Il pasto inoltre deve esser vissuto come un momento conviviale, consumato in condivisione, SENZA LA TV ACCESA, SENZA CARTONI ANIMATI, SENZA DISCUSSIONI/LITIGI/TONI ALTERATI DELLA VOCE.

COSA PROPORRE AL BAMBINO NELLE PRIME SETTIMANE?

L’autosvezzamento non è far mangiare al bambino quello che mangiano i genitori: l’attenzione alle consistenze è fondamentale. Nelle prime settimane (o nei primi mesi) il bambino non avrà dentizione o avrà giusto 2/4 incisivi: si deve proporre cibo morbido, che possa masticare con le gengive o succhiare
E’ importante ricordare che il bambino non ha la presa “a pinza” ma “a pugno”: riuscirà a portare alla bocca solo cose che escono dal pugno o che è in grado di tenere con due mani (un esempio è la classica carota bollita).

ESEMPI:

  • Consistenze morbide: avocado, banana matura, yogurt, ricotta, zucca, uovo semisodo, patate americane, puré;Alt= "yogurt svezzamento"
  • Dimensioni adeguate: stick di verdure o frutta (carote, sedano rapa, mela, pera, pesca…), broccoletti verdi,
    rigatoni o penne, coscia di pollo;
  • Da tenere con due mani: crocchette di legumi, polpette di carne o pesce, fetta di pane tostato (senza sale), gallette.

COSA EVITARE:

  • Alimenti con sale o zucchero;
  • Alimenti duri/poco cotti;
  • Alimenti che rischiano di scivolare in gola (acini di uva, piselli, melograno…);
  • Alimenti che ingolfano (gnocchi);
  • alimenti che voi stessi non mangereste o che la famiglia abitualmente non consuma.

COME PROSEGUIRE:

  • Man mano che il bambino prende confidenza con le consistenze è possibile ampliare la gamma di alimenti proposta, notando che ne mangerà sempre di più (o perlomeno finirà sempre meno cibo sul pavimento);
  • Dopo i 9 mesi è bene cercare di proporre sempre almeno un piatto che sia consumato anche dal resto della famiglia, oppure fare piccole porzioni di tutto quello che anche mamma e papà mangiano (es.3-4 rigatoni, una polpetta di carne, un broccoletto);
  • Quando il bambino avrà maggiore cognizione di sé e del cibo, è possibile cominciare a far scegliere a lui cosa mangiare mettendolo di fronte a scelte chiuse (non “che cosa vuoi mangiare?”, ma “per cena facciamo il risotto o la zuppa?”)

…E SE SI “STROZZA”?

  • E’ normale che i bambini abbiano conati di vomito (gagging): è il loro modo di imparare a mangiare, a masticare, a deglutire
  • Diverso è il soffocamento vero e proprio (chocking): il cibo oltrepassa la barriera della masticazione e finisce direttamente in gola; è un evento estremamente raro nel bambino autosvezzato perché il piccolo viene educato fin da subito a mettere in atto il meccanismo di difesa (vomito). Il rischio è concreto se invece si propongono alimenti piccoli e scivolosi (piselli, mais, acini di uva, mirtilli…)
  • PARTECIPATE a corsi gratuiti per la disostruzione delle vie aeree nei bambini, organizzati da ASL e presìdi ostetrico-pediatrici!!!!!!

LA GESTIONE PRATICA

  • A che pasto proporre il cibo? E’ indifferente, purché il clima sia sereno, i genitori abbiano tempo di seguire il bambino, e il bambino sia calmo (in genere l’orario della cena può essere più delicato, perché dopo le 19 i piccoli sono maggiormente irritabili). Nella mia esperienza da mamma, la cena è stata introdotta verso i 7-8 mesi, ovvero quando Valerio ha iniziato a richiederla!
  • E le merende? NOTA DOLENTE, probabilmente il pasto più pasticciato dalle mamme! La base delle merende è sempre frutta di stagione o uno yogurt intero BIANCO biologico. A mio modesto parere, sono completamente da bocciare gli omogenizzati di qualsiasi tipo e natura, anche se biologici o fatti al 100% da frutta, sono comunque un prodotto lavorato industrialmente! Quindi, care mamme, frutta a pezzi o frutta grattugiata da voi! Per lo yogurt, ci tengo molto a dirvi che NON DEVE ESSERE LO YOGURT PER BAMBINI (quello con la mucca per capirci….) pieno di zuccheri/aromi/coloranti, ma deve essere BIANCO E INTERO. STOP. Potete aggiungere al suo interno un pochino di crema di mandorle o della banana/pera grattugiata;

Alt="frutta bambini"

  • E le colazioni? Le colazioni sono l’ultimo pasto che viene sostituito dal cibo solido: non per prassi, ma per la poppata/biberon del mattino e della sera sono quelle che il bimbo chiede di più;
  • E l’acqua? E’ bene proporre fin da subito l’acqua ai pasti (biberon/bicchieri trainer/bicchiere basso e largo);
  • Come proporre il cibo? Si può mettere sul ripiano del seggiolone o direttamente sul tavolo, mostrando al bambino che si porta alla bocca e si mangia; durante il pasto è bene tenere un atteggiamento “neutro”: non ignorare il bambino ma non fissarlo con aspettativa per tutto il tempo (non darebbe fastidio anche a voi che qualcuno vi fissasse con insistenza mentre mangiate?)

Alt="svezzamento"

  • Servono le stoviglie? No (verranno scagliate a terra, almeno durante i primi mesi); può servire l’educazione graduale al bicchiere (anche i trainer) e al cucchiaino (no forchette appuntite!). Nel momento in cui verranno proposte le stoviglie è bene che abbiano colori neutri e nessuna fantasia per non confondere il bambino;
  • Come evitare di perdere ore a pulire?
    > Tovaglia cerata sul tavolo;
    > Fogli di giornale per terra;
    > Rivestimento in cerata del sedile del seggiolone;
    > Aspirabriciole, vaporella, spray di acqua&aceto;
    > Bavaglini con le maniche o con la tasca (attrezzatevi con questi bavaglini qui);

Cari genitori, arrivati a questo punto voglio lasciarvi un messaggio: NON SIATE  i nutrizionisti dei vostri figli, ma cercate di offrire loro una gamma di alimenti sana, completa, variata e GESTIBILE dal bambino stesso! Ricordatevi sempre che i bambini si autoregolano, e voi genitori dovete impegnarvi a preservare le loro capacità di autoregolazione (non vanno mai forzati a finire un pasto….mai!).

 

Comments 4

  1. Gentile dottoressa
    Quello che viene descritto è più Baby Led Weaning che autosvezzamento (o più propriamente, Alimentazione Complementare a Richiesta, ACR). La distinzione non è solo lessicale ma di contenuti. L’ACR prevede l’uso delle posate, in quanto parte del processo di imitazione che sta alla base del cambiamento progressivo dell’alimentazione, senza alcuna offerta di cibo manipolabile (aspetto molto limitante la varietà) ma semplice adeguamento di quello che si trova a tavola per tutti. Inoltre non esiste alcuna dimostrazione scientifica che pasticciare col cibo (per non menzionare lo stress) ne faciliti l’accettazione. Nessuna obiezione se invece di chiamare quanto presentato autosvezzamento lo avesse chiamato BLW.
    Ci sarebbe molto altro da dire ma non è questa la sede più appropriata,
    Cordiali saluti
    Lucio Piermarini

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      Gentile Dott. Piermarini, la ringrazio per aver avuto anche solo pochi minuti per leggere il mio articolo. Il mio articolo nasce molto dalla mia esperienza come mamma. Essendo comunque una professionista che si occupa di nutrizione e alimentazione, ho approfondito la questione leggendo letteratura nazionale ed internazionale, ho avuto modo così di confrontare sia il suo libro “io mi svezzo da solo” che “baby led weaning”. Le chiedo: c’è un modo di tradurre “baby led weaning” in Italiano che non sia “autosvezzamento”? Forse “bambino che guida lo svezzamento”?
      Purtroppo di confusione ce n’è veramente tanta, per non parlare delle mamme che fraintendono l’autosvezzamento con “mio figlio a 8 mesi mangia la torta con panna e cioccolato come noi”. Ci facciamo una risata su, ma purtroppo di confusione ce n’è tanta. Accetto la sua critica con molto piacere e conto quanto prima di scrivere un nuovo articolo facendo le dovute precisazioni e distinzioni, che, a questo punto, sono davvero doverose.
      Cordiali saluti

      1. La traduzione più diffusa, anche in altre lingue, è “svezzamento guidato dal bambino”, anche se il termine svezzamento resta improprio e confondente. Quello che più ci interessa è ribadire che BLW ((2008) e ACR (1993) sono, pur nella condivisa base scientifica, due cose diverse, Chiarito questo, ognuno si può informare coerentemente e fare le sue scelte.
        E grazie dell’attenzione.

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